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Dana. La generosità e il suo significato

dana 2Dana, o generosità, è una delle colonne dell’insegnamento buddhista e della pratica della meditazione Vipassana, nel senso che ne è un presupposto, così come la moralità, sila. Allo stesso tempo entrambe sono un addestramento nel senso che ci impegniamo a svilupparle durante il cammino. Non si può sviluppare la retta concentrazione, e quindi la saggezza che libera, se si prescinde da questi due fattori e, a mano a mano che si sviluppa la saggezza e si capisce il valore del Dhamma, viene spontaneo sviluppare queste qualità, così come la Metta e i Brahma-Vihara. Tutte queste sono qualità connaturate all’essere umano, che applica il retto sforzo per coltivare la mente invece di abbandonarsi agli istinti più bassi correlati ai difetti mentali.

Praticando e comprendendo la realtà dei fenomeni sorgono riconoscenza e gratitudine, e possiamo permetterci di riconoscerle ed esprimerle: questa è una parte importante della pratica del Dhamma. Il dono del Dhamma è superiore a tutti gli altri doni. Siamo consci di aver ricevuto un dono così grande, e quindi abbiamo un forte desiderio che altri possano usufruirne.
Questo vuol dire mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie risorse per permettere che anche altri possano comprendere e sviluppare questi valori. In generale potremo poi estendere questi comportamenti generosi nella vita e nella società.

Ma restiamo pure in un ambito più ristretto: un Centro di meditazione qual è Pian dei Ciliegi. Un Centro di meditazione non potrebbe sopravvivere se non ci fosse dana, perché il lavoro da fare è molto e, poiché non stiamo parlando di un’azienda che fornisce servizi, non avrebbe senso che questo lavoro richiedesse l’utilizzo di personale dipendente e retribuito.
Venendo a fare un ritiro non usufruite di un servizio, e la “quota straordinaria” che versate come soci per partecipare al ritiro è soltanto quello che serve per coprire tutte le spese: i costi di gestione della casa, le spese alimentari e di segreteria, le spese di viaggio degli insegnanti, le spese per la diffusione degli insegnamenti, i compensi allo staff che si occupa dei ritiri, ecc.
Certamente questa quota non basterebbe se non ci fosse tanto lavoro volontario e la generosità di chi fa donazioni. La quota di partecipazione ai ritiri viene mantenuta più bassa possibile per permettere ad un maggior numero di persone di partecipare, e comunque contribuisce a coprire anche le spese di coloro che non possono permettersi di pagarla. Anche se nella nostra società siamo abituati a valutare il valore di una cosa in base al prezzo, qui non è così: non c’è fine di lucro, non si valuti il valore di un ritiro in base al “prezzo”, non si sta “pagando” il ritiro perché, come abbiamo detto, il valore del Dhamma è inestimabile.
Fare una donazione vuol dire aiutare il Centro a continuare la sua attività; partecipare allo sviluppo del Centro e del Sangha e alla diffusione degli insegnamenti va oltre un semplice gesto di generosità: è saper riconoscere il valore di ciò che ci viene offerto ed esprimere gratitudine.
Spesso ci viene chiesto quanto bisogna dare. Non c’è una risposta a questa domanda. Bisogna sentirlo nel proprio cuore e dare in base alle proprie possibilità. Saper esprimere la gratitudine, permettersi di esprimerla, significa mettere alla prova la propria capacità di lasciare andare, vedere la propria resistenza a separarsi da ciò che si possiede. La generosità crea kamma positivo.
Anche se, seguendo le indicazioni riportate sul sito, potete fare una donazione per il Centro in qualunque momento, quello migliore per esprimere riconoscenza e gratitudine verso gli insegnanti in primo luogo e verso il Centro che ha reso possibile questo evento è certamente alla fine di un ritiro.
Vi ricordiamo che tradizionalmente i monaci che dedicano la loro esistenza alla ricerca spirituale e a tramandare e condividere dei valori spirituali sono sostenuti dalla comunità laica, mentre per gli insegnanti laici il discorso è più complesso perché non hanno un monastero di riferimento che provvede ai loro bisogni primari e spesso, pur avendo le stesse necessità di tutti, non hanno un reddito sicuro e vivono delle offerte - dana - che ricevono grazie agli insegnamenti che impartiscono. Essi dedicano il loro tempo allo studio del Dhamma e alla pratica per trasmetterne il senso più profondo con grande dedizione e generosità.
È importante comprendere questa situazione e far sì che venga riconosciuto e sostenuto adeguatamente questo impegno in modo che essi abbiano agio nel continuare la loro opera tenendo conto che gli insegnamenti non possono e non devono essere a pagamento. È necessario che la comunità laica si prenda questa responsabilità.
In conclusione ci sentiamo dunque di enfatizzare questi principi fondamentali:
Provare gratitudine – Permettersi di esprimerla - Mettere alla prova la nostra resistenza a lasciare andare ciò che abbiamo.

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