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I cinque ostacoli, di Beate Gloeckner

pdc per sitoI cinque ostacoli sono un gruppo di fattori mentali che crea molta difficoltà nella nostra pratica. Questi cinque ostacoli sorgono con una particolare forza nei primi giorni di un ritiro. Molti meditanti si preoccupano dell’improvviso sorgere di questi stati mentali difficili e non sanno come gestirli. Tutti voi state facendo del vostro meglio per essere consapevoli e seguire le istruzioni, e anche il compito non sembra essere così complicato, dovete semplicemente tenere la mente nel momento presente osservando il vostro oggetto primario, l’alzarsi e l’abbassarsi dell’addome o altri oggetti che sorgono e che diventano predominanti.
Ma ben presto vi accorgete che la consapevolezza si perde, e quindi non state più nel momento presente, non state più osservando ciò che sorge, andate nei pensieri, divagate, incominciate a dubitare, a diventare irrequieti, e via di seguito.
Cosa sta succedendo? Come mai non riesciamo ad essere consapevoli nonostante lo sforzo che stiamo mettendo? La risposta è facile da trovare. Se guardate dentro la vostra mente riuscirete a cogliere degli stati mentali che sono piuttosto forti.


Finché questi stati mentali difficili occupano la vostra mente non riuscirete ad avere la consapevolezza necessaria per cogliere i fenomeni o gli oggetti così come sorgono nel momento presente.
Questi fattori impediscono alla mente di ottenere degli insight, cioè delle intuizioni più profonde. È per questo che questi inquinanti mentali si chiamano ostacoli.
Dovete sapere che, ad eccezione dei meditanti veramente molto esperti, tutti devono affrontare queste difficoltà. Quindi appartengono al processo della meditazione e non sono affatto degli errori, nè sono dovuti alla mancanza di abilità, come a volte invece i meditanti tendono a supporre.
I cinque ostacoli sono radicati nelle tre radici non salutari che sono la brama, l’avversione e l’illusione. Di solito sorgono nei primi giorni del ritiro e seguono questa sequenza: il primo è il desiderio per gli stimoli sensoriali piacevoli, poi seguono l’irrequietezza e il rimorso, la sonnolenza, la malevolenza e infine il dubbio scettico.
Il meditante deve essere consapevole di questi stati mentali non salutari appena sorgono. Non serve ignorarli altrimenti creano un blocco nella mente e interrompono tutto il processo. C’è un'importante differenza su come gestiamo questi ostacoli nella meditazione di Vipassana e nella meditazione di Samatha.
Nella meditazione di Samatha cerchiamo di reprimere temporaneamente questi fattori mentali non salutari sviluppando una forte concentrazione. In questo modo la mente diventa molto pura ed entra nel primo jhana, che è uno stato di assorbimento, poi, quando si esce da questo stato di assorbimento, ecco che questi ostacoli sorgono di nuovo.
Nella meditazione di Vipassana lo scopo è la conoscenza, l’ottenere la saggezza, il conoscere la natura di tutti i fenomeni anche quelli difficili.
Come prima cosa dobbiamo quindi riconoscere lo svantaggio di questi cinque ostacoli, e anche come influenzano la mente in un modo specifico e solo in un secondo momento saremo in grado di superarli. Per vedere il fondo di uno specchio d’acqua questa deve essere calma e pura, e quindi per vedere la verità la mente deve essere calma e pura.
In una metafora molto famosa il Buddha paragona questi cinque ostacoli ai diversi stati dell’acqua. Il Buddha paragona il desiderio sensoriale con dell’acqua in cui sono stati mescolati dei colori. Allo stesso modo, i desideri sensoriali distraggono la mente e le impediscono di vedere la realtà. Invece l’avversione e la malevolenza sono paragonate ad un acqua che bolle e il bollore agita la mente; la pigrizia e il torpore sono paragonati ad un’acqua coperta dalle alghe e, infatti, in questo caso la mente diventa appiccicosa e nebbiosa. L’irrequietezza e il rimorso sono come l’acqua battuta dal vento e la mente è sempre in un stato agitato; il dubbio, invece, è paragonato all’acqua torbida e poco chiara e la mente si trova in uno stato confuso e poco chiaro che le impedisce di comprendere qualsiasi cosa. Così come con questi diversi tipi di acqua non è possibile vedere il fondo, anche nella mente, se sono presenti, questi stati è impossibile vedere in profondità.
In un’altra similitudine il Buddha indica gli svantaggi dell’essere catturati da questi cinque ostacoli. In questo caso, il desiderio sensoriale è paragonato ad una persona che ha molti debiti e a causa di questi è come se fosse schiavo del suo creditore e si trova alla sua mercé. Allo stesso modo, il desiderio sensoriale crea una dipendenza dall’oggetto desiderato: se uno non lo ottiene si sente in uno stato di mancanza.
L’odio è paragonato ad una persona con una malattia seria, si sente tristissimo ed affranto e non riesce a vedere una via di uscita, mentre la pigrizia e il torpore sono paragonati ad una persona in prigione perché questo inquinante è come se restringesse, imprigionasse la mente. L’irrequietezza ed il rimorso sono paragonati ad uno schiavo che segue tutti gli impulsi che arrivano e si sente irrequieto e agitato.
Il dubbio scettico è come una persona che entra in una zona sconosciuta, e si sente costantemente in pericolo, teme di dover attraversare una zona pericolosa. Invece, liberarsi di questa paura dell’ignoto permette di acquisire la fede e la fiducia per continuare.
Questi cinque fattori sono grandi ostacoli che dobbiamo superare per proseguire nel sentiero. Quindi gli insight, le intuizioni più profonde, si possono ottenere quando i cinque ostacoli non stanno ingannando la mente, non la stanno illudendo, ma dobbiamo stare attenti a non giudicarli e condannarli, perché se li condanniamo siamo spinti dall’avversione e quindi peggioriamo la situazione. Anche ignorarli non porta vantaggi perché potrebbero sorgere in modo improvviso senza che ce ne accorgiamo e prendere il sopravvento diventando più forti.
La prima cosa da fare è riconoscere la presenza di questi cinque ostacoli e avere un atteggiamento di apertura e accettazione. così li possiamo lasciare andare solo quando abbiamo compreso la loro negatività.
Lo sviluppo mentale avviene in tre passaggi successivi: prima bisogna osservare la mente, poi conoscerla e infine modellarla, e questi tre passaggi successivi portano ad un controllo della mente sempre più accentuato.
Questa forma di controllo è molto diversa dal tentativo di manipolare o governare la mente. Un controllo salutare significa mantenere la mente aperta e disponibile a incontrare tutto ciò con cui essa viene in contatto e questo comprende gli stati mentali difficili senza rimanerne coinvolti. Se affrontiamo i cinque ostacoli in modo aperto e onesto ci aiuteranno a crescere, però è vero che non potremo acquisire delle conoscenze più profonde fino a quando, almeno temporaneamente, non li avremo superati.
D'altra parte, però, non possiamo prendere delle scorciatoie perché dobbiamo sempre partire dallo stato mentale presente. La consapevolezza è il miglior antidoto verso i cinque ostacoli e anche la miglior protezione nei loro riguardi.
Adesso analizzeremo i cinque ostacoli uno per uno.
Il primo è il piacere sensoriale. Può essere il desiderio per tutte le forme di stimolo sensoriale. Per esempio, istintivamente nasce il desiderio di uscire all'aperto e sentire il calore del sole sulla pelle, oppure fantastichiamo sul prossimo pasto, oppure desideriamo ascoltare una determinata musica, oppure si è ossessionati da fantasie sessuali, quindi durante un ritiro questo desiderio di sensazioni fisiche piacevoli è molto frequente. L’elenco di questi oggetti desiderabili è infinito.
Questa forza imprigionante che ci lega ai desideri sensoriali è ben illustrata con la metafora della scimmia. C’è un albero con un buco dentro dove all’interno ci sono delle noci, arriva una scimmia e immediatamente le vuole agguantare, ma la fessura è sufficientemente ampia solo per metterci la zampa, ma troppo stretta perché possa tirare fuori la zampa con le noci dentro Allora infila la zampa, afferra le noci, ma nel frattempo arriva il cacciatore e la sua brama è così forte che non riesce a mollare le noci, e quindi l’animale rimane intrappolato e viene ucciso.
Ci sono tanti desideri che ci catturano e ci creano una dipendenza. Il desiderio sensoriale è una forza che ci fa andare da un desiderio all’altro, ma in realtà la sua natura è di insoddisfazione ed è spiacevole, perché porta in sè questo senso di incompletezza. Ci fa desiderare qualcosa che non c’è e ci fa proiettare il nostro desiderio verso il futuro.
“In questo momento non sono felice, però se avessi un altro lavoro, una vacanza, un partner migliore, oppure se avessi i soldi per comprarmi una casa con un bel giardino, allora sì che sarei felice.”
I desideri sensoriali sono le nostre catene più forti e resistenti che ci tengono legati al mondo.
L’attenzione saggia riguardo a tutti gli svantaggi dei desideri sensoriali ci aiuta a superare questo ostacolo. Appena il desiderio sorge dobbiamo etichettarlo mentalmente come desiderio o brama e già solo nominarlo crea una certa distanza.
Se non ce ne accorgiamo avrà la tendenza a crescere e a succhiare tutta la nostra energia, se però diventa persistente non è sufficiente etichettarlo, ma lo prendiamo come oggetto di osservazione. Potremmo allora notare, per esempio, che è opprimente, che dipende dai nostri pensieri, che cambia spesso il suo oggetto e ci crea una tensione spiacevole.
Soprattutto durante la camminata e nelle attività quotidiana dovremmo proteggere le nostre porte dei sensi e rimanere focalizzati sui processi interni.
Il secondo ostacolo è la malevolenza. Ci sono tante varianti che appartengono a questo secondo inquinante: la rabbia, l’odio, l’avversione, la gelosia, la noia, la tristezza, l’irritazione, l’insoddisfazione.
Tutti questi stati mentali hanno in comune il fatto di non voler qualcosa, di condannare qualcosa, di voler evitare qualcosa, di volersi sbarazzare di qualcosa. Durante un ritiro spesso sono associati ad un senso di insoddisfazione: l’aria è troppo appiccicosa, oppure il vicino nella sala di meditazione è rumoroso, oppure le mie esperienze meditative sono noiose, non sono interessanti. Sicuramente voi potete trovare altri esempi.
Si tratta di uno stato mentale violento e grossolano e il più delle volte non è difficile notarlo. Però ci sono delle varianti più sottili, una leggera resistenza nei confronti dell’oggetto di meditazione primario e anche queste sottili avversioni vanno riconosciute e va notato come la mente cerca di allontanare ciò che sta sorgendo nel momento presente.
Di nuovo, il modo migliore per affrontare qualsiasi forma di malevolenza è esserne consapevoli. Per esempio, siete seduti e state osservando l’alzarsi e abbassarsi dell’addome e siete disturbati da un rumore. Notate la rabbia, non identificatevi, non producete avversione, mantenete una certa distanza, e non perdetevi in riflessioni circa la causa di questa rabbia, come per esempio: “Ah, io mi arrabbio facilmente perché non sono una brava persona”, oppure pensate: “È sempre colpa di questo meditante che fa questo rumore”.
Pensare in questo modo è come buttare benzina sul fuoco. Di solito, notare semplicemente la rabbia senza mettere l’attenzione sull’oggetto che l’ha provocata è sufficiente. Diventa più debole e a volte cessa completamente, ma se diventa più persistente, continua, allora potete dirigere l’attenzione su questo oggetto e vedere come percepite la rabbia nel corpo.
Vi accorgerete che questo stato della rabbia è grossolano, turbolento e spiacevole; che è accompagnato da sensazioni nel corpo analoghe e anche queste spiacevoli.
La noia, la tristezza e la paura: anche queste sono forme sottili di avversioni e vanno notate.
Nella nostra vita quotidiana, quando siamo annoiati, immediatamente cerchiamo una distrazione, apriamo il frigo, prendiamo un libro, accendiamo la televisione, facciamo una telefonata. In questi casi la noia acquista un potere enorme, fa sì che noi consumiamo delle cose pur di evitare questa sensazione di vuoto e di scontentezza. Se invece l’affrontiamo ci dà la possibilità di sopportarlo piuttosto che cercare di coprirlo con delle attività insignificanti.
Il terzo è la pigrizia e il torpore e include una varietà di stati come la pigrizia, o il sentire la mente intorpidita, o priva di energia, ed è molto difficile osservare qualcosa con una mente assonnata, quindi l’energia è bassa la mente è annebbiata ed intorpidita ed è difficile trovare una giusta posizione nel corpo, che non sta fermo. C’è solo il desiderio di riposare o addirittura dormire, e quindi questi fattori mentali positivi come l’energia, la consapevolezza, la concentrazione sono bloccati e non succede nulla.
Ci sono diversi antidoti che sono elencati nelle scritture. Il primo consiglio è quello di essere consapevoli di pensieri come: “Ma non succede niente, piuttosto vado a riposare”, oppure: “Non succede nulla. Quasi quasi vado a riposare”. Tutti questi pensieri non fanno altro che peggiorare la situazione, piuttosto è importante rigenerare il proprio sforzo e la motivazione. Si può anche attivare l’atteggiamento della mente che si dirige verso l’oggetto, cambiando intenzionalmente l’oggetto, per esempio facendo un body scanner, sentendo le sensazioni su tutto il corpo, i punti di contatto. Questo attiva la mente. Oppure si può alternare l’attenzione sull’addome e i punti di contatto. Anche questo attiva la mente portando energia fresca. Oppure si può scegliere un oggetto più grossolano come un dolore e cercare di coglierne maggiori dettagli.
Se la sonnolenza è talmente forte che continuate ad assopirvi, allora aprite gli occhi e dirigeteli verso una luce, ma può essere di grande aiuto anche alzarsi per un po’ di tempo, perché il fatto di stare in piedi richiede un maggiore sforzo ed è quasi impossibile addormentarsi in piedi.
Il quarto ostacolo è rappresentato dall’irrequietezza e dal rimorso, in cui la mente diventa turbolenta, corre di qua e di là, saltella da un oggetto all’altro. Il Buddha chiamava questo stato “la mente scimmia” perchè saltella da un punto all’altro.
Come al solito, il primo antidoto è quello di sviluppare la consapevolezza prendendo l’irrequietezza come oggetto, etichettandola mentalmente e vedendo come si manifesta nel corpo e nella mente. Poi potrete osservare che è accompagnata da una forte tensione nel corpo e nella mente, e constatare che ci sono sensazioni di disagio, superficialità e mancanza di interesse e tutto sembra andare velocemente. Il miglior antidoto è sviluppare una concentrazione più stabile, focalizzandosi su un unico oggetto come l’addome o un dolore.
Un altro modo è investigare sul fatto che ci sono altri inquinanti mentali presenti. Che cosa causa questa irrequietezza? Può essere la brama, la rabbia o il dubbio. E a questo punto si etichettano e si indagano gli inquinanti coinvolti.
La seconda parte di questo quarto ostacolo è il rimorso, che sorge abbastanza spontaneamente. Improvvisamente la persona si ricorda di qualcosa di male che ha fatto in passato e sorge il rimorso. In questo caso è sufficiente riconoscere ed etichettare questo stato e tornare sull’oggetto principale.
Il quinto ostacolo è il dubbio e si riferisce ad una mente confusa che non riesce a riconoscere ciò che è vero. Il dubbio sorge in tante situazioni diverse, ma spesso è una conseguenza delle difficoltà che si incontrano a causa degli altri quattro ostacoli.
La mente, poiché è influenzata dalla brama, dalla sonnolenza, etc., non riesce a seguire l’oggetto principale. Quindi, anziché osservare attentamente ciò che sta succedendo nel momento presente, e quindi notare l’impermanenza di tutti i fenomeni, il meditante comincia a pensare. Allora si chiede: “Ma allora il corpo e la mente sono davvero impermalenti? Perché non sembra che cambino poi tanto”. “Ma che cosa è questo discorso del dukkha? Allora, forse tutta questa sofferenza scaturisce dalla pratica stessa.”
E tutti questi pensieri creano confusione e la pratica diventa difficile. Il meditante perde fiducia nelle proprie abilità e la pratica sembra troppo complicata.
Questo dubbio può essere diretto verso l’insegnante perché non ci si fida più delle sue competenze. Fatto più grave, il meditante comincia a dubitare del Dhamma o del metodo consigliato. Questi dubbi portano a uno stato di indecisione. Per esempio, una persona può pensare: “Di recente ho letto di un altro metodo, posso provare quello”. Oppure può pensare: “La mia mente è troppo piena di avversione. Forse faccio meglio a praticare prima Metta”. Quindi la mente confusa diventa più confusa perché il meditante non sa decidere cosa fare, alla fine la persona è scoraggiata e vuole rinunciare.
Ed è per questo che il dubbio scettico è il più pericoloso di tutti i cinque ostacoli. Quando sorge il dubbio è importante riconoscerlo ed etichettarlo mentalmente senza credere al suo contenuto. Bisogna vederlo come una serie di pensieri vuoti, e senza identificarsi con essi.
Se osservate bene questo stato mentale del dubbio, noterete che è associato ad altri stati mentali non salutari come agitazione, avversione, resistenza, giudizio e confusione. Quindi, dopo aver notato questo stato, prendete l’impegno di tornare diligentemente al metodo. Questo vi aiuterà a superare l’indecisione e tutti gli stati mentali non salutari associati. Più comprenderete il Dhamma in virtù della vostra esperienza e più acquisirete sicurezza in voi stessi, e la pratica diventerà più facile.
Appena vengono superati questi cinque ostacoli la mente diventa purificata, potete andare avanti e raggiungere nuovi insight.
Più riusciamo a capire come questi cinque ostacoli dominano e influenzano la nostra vita, più forte sarà la nostra determinazione a spezzare la loro influenza. Essere consapevoli della forza di questi ostacoli ci dà la possibilità di superarli, non siamo più costretti a seguirli ciecamente, e cominceremo ad assaporare il gusto di essere temporaneamente liberi da questi inquinanti mentali.

(traduzione di Sandra Craighead; trascrizione di Luisa Lazzarotto)