Udana 8.1: Nibbana Sutta – La completa Liberazione
Così ho sentito. In una certa occasione il Beato soggiornava presso Savatthi, nel Boschetto di Jeta, al monastero di Anathapindika. Ora a quel tempo il Beato stava istruendo, stimolando, incitando, e incoraggiando i monaci con un discorso di Dhamma riguardante la Liberazione [il Nibbana]. I monaci — recettivi, attenti, pieni di presenza mentale — prestavano ascolto al Dhamma.
Allora il Beato, in quella occasione, declamò questo solenne verso ispirato:
“Vi è quella dimensione dove non c’è terra, né acqua, né fuoco, né vento; non vi è la dimensione dell’infinità dello spazio, né la dimensione dell’infinità della coscienza, né la dimensione del nulla, né la dimensione di ‘né-percezione-né-non-percezione’; non vi è questo mondo, né un altro mondo, né sole, né luna. E lì, io dico, non vi è giungere, né andare, né rimanere; né scomparire né sorgere: non è fisso, né si evolve, senza sostegno (oggetti mentali). Questa, solo questa, è la fine della sofferenza.”
I benefici nel praticare gli insegnamenti del Buddha sono molti sin dall’inizio della pratica, ma dovremmo tenere presente che tutti gli insegnamenti che il Maestro ci ha trasmesso hanno come vero obiettivo la liberazione totale dalla sofferenza – cioè, l’esperienza diretta e la comprensione dell’elemento incondizionato; la realtà ultima, la Verità, il Nibbana.
Il Nibbana è una realtà esistente e sperimentabile grazie alla più elevata intuizione profonda – o insight, ma non può essere descritta, immaginata, o compresa tramite l’intelletto perché è totalmente priva dei segni della realtà condizionata. Criteri come lungo, corto, grande, piccolo, luminoso, buio, bello, brutto, piacevole, spiacevole, ecc. non posso essere applicati a questa realtà, dunque l’impossibilità di descrizione.
Ciononostante, nella mente del meditante che lo sperimenta rimane impresso una sorta di ricordo, che rende possibile essere certi di avere sperimentato una completa alterità rispetto alle esperienze samsariche condizionate. Questa esperienza comporta inoltre dei cambiamenti nel cuore/mente della persona, che si manifestano in una considerevole diminuzione della sofferenza legata all’ego e all’ignoranza della realtà, e a un aumento delle qualità positive quali consapevolezza, generosità, compassione, Metta, fede nella pratica, pazienza, ecc.
Si può parlare del Nibbana in “negativo” come l’interruzione del continuo manifestarsi dei fenomeni condizionati; come la cessazione dell’ignoranza, della brama e dell’odio; e in “positivo” come l’esperienza della vera Realtà che viene svelata quando si spezza il velo di ignoranza che ricopre le nostre menti. Erroneamente alcuni lo immaginano come un “nulla” simile alla morte in senso nichilistico. Ma anche “nulla” è solo un concetto, una idea. Sebbene non ci sia nulla di condizionato nel Nibbana, esso non è “nulla”. E’ la suprema felicità.
Sperimentare questa Realtà è lo scopo finale verso il quale ci indirizziamo grazie alla pratica di Vipassana.
Traduzione del sutta in inglese dalla versione Pali di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano. www.canonepali.it

